Architetti o giardinieri? Il metodo segreto per scrivere (e vivere) meglio

Alcune storie nascono da una promessa, altre da un incontro inatteso. Tra strategia e scoperta, la creatività segue spesso strade che nessuna mappa può prevedere.

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Nel 2003, prima ancora di digitare la prima parola del quinto volume di Harry Potter, J.K. Rowling prese carta e penna e disegnò una tabella.

Lo schema della trama Fenicia di JK-Rowlings

Ogni riga, un capitolo. Ogni colonna, una sottotrama: la profezia, la storia d’amore, l’Esercito di Silente.

Un mosaico perfetto, pianificato nel minimo dettaglio. È così che scrive un architetto.

Dall’altra parte del ring, troviamo Stephen King, che quella tabella non l’avrebbe mai disegnata. Lui preferisce piantare un seme, guardare che albero ne esce e scoprire la storia insieme ai suoi personaggi. Un giardiniere.

“Le nostre vite sono in gran parte sprovviste di trama”, scrive King nel suo On Writing. Secondo lui, pianificazione e spontaneità non vanno d’accordo.

Due approcci opposti, ma entrambi potentissimi. La domanda sorge spontanea: da che parte stare?

In un video del 2016, George R. R. Martin (giardiniere dichiarato) intervista Stephen King. Ed è qui che succede qualcosa di illuminante. Martin, frustrato dai suoi blocchi e dalle sue ossessioni, chiede a bruciapelo…

“Come c*** fai a scrivere sei pagine al giorno? Tutti i giorni?!"

King risponde: niente scalette, sono solo molto disciplinato. Il maestro dell’horror scrive tre o quattro ore al giorno, ma tutti i giorni. Come un rituale. Un lavoro. Senza eccezioni. Sembra quasi il più architetto di tutti i giardinieri.

Martin, invece, ammette che per lui scrivere è anche sofferenza, smarrimento, attesa. Ha bisogno di perdersi per ritrovarsi. E magari toccare il fondo prima di risalire. Mettiamola così: è un giardiniere che non ha paura della siccità.

Architetto o giardiniere? Una metafora che vale anche fuori dalla scrittura

Questa distinzione non vale solo per chi scrive romanzi o sceneggiature. È una mappa mentale per ogni progetto creativo, dal marketing al coding, dalla musica al design.

Se sei un architetto, ami i piani editoriali, le road map, i Gantt e le fasi di lancio.

Se sei un giardiniere, butti giù una bozza, segui l’intuizione, ti fidi del caos e dei germogli.

Entrambi possono arrivare al risultato. Ma il metodo è la chiave per arrivare fino alla fine.

E se provassi l’approccio opposto?

Che tu sia un architetto maniacale o un giardiniere zen, ogni tanto il sistema può incepparsi. Il tuo metodo può diventare la tua gabbia. E allora forse vale la pena provare a ribaltare il tavolo.

Se ti senti bloccato da troppe regole, pianta un seme. Scrivi senza sapere dove stai andando.

Se ti perdi nei dettagli e non finisci mai niente, costruisci una tabella. Anche solo mentale. Dai una forma, una direzione.

Potresti scoprire qualcosa di te che non sapevi. O, come succede nei romanzi migliori, potresti finire col sorprendere perfino te stesso.

Where do you want to go today?

Forse la distinzione tra architetti e giardinieri non riguarda davvero la scrittura. Riguarda il nostro modo di affrontare le cose.

C’è chi ha bisogno di vedere la mappa prima di partire e chi preferisce camminare finché il sentiero non compare da solo. Entrambi stanno cercando la stessa cosa: arrivare da qualche parte che valga il viaggio.

Il paradosso è che spesso passiamo anni a difendere il nostro metodo, come se fosse una parte della nostra identità. E invece potrebbe essere soltanto un’abitudine.

Ogni tanto può essere utile provare il contrario. Non per tradire il proprio modo di lavorare, ma per capire cosa succede quando si cambia prospettiva.

Gli architetti potrebbero scoprire che alcune storie funzionano meglio quando crescono in modo spontaneo. I giardinieri, invece, potrebbero accorgersi che qualche struttura non limita la creatività, ma la protegge.

Forse non esiste un metodo giusto. Esiste solo il momento in cui un’idea smette di restare ferma e comincia a prendere forma.

Quasi sempre, è il punto in cui nasce una storia che merita di essere raccontata.

Marco Zondini

Marco Zondini

Mi occupo di strategia digitale, SEO e comunicazione. Ho lavorato alla costruzione di progetti editoriali e di posizionamento nel mondo digital, occupandomi di contenuti, visibilità e cultura della rete. Nel mio lavoro unisco attività consulenziali, operative e divulgative, con l’obiettivo di trasformare idee e competenze in sistemi comprensibili, sostenibili e duraturi.