Cloudbusting (istruzioni per catturare una nuvola)

Dove i sogni incontrano il metodo, nasce una strategia digitale capace di dare forma anche alle nuvole.

Cloudbusting
“Just saying it could even make it happen.” — Kate Bush, Cloudbusting

C’è una canzone di Kate Bush, Cloudbusting, che sembra uscita da un trattato di epistemologia delle emozioni.

Non tanto per la voce, che pare provenire da un registro lirico parallelo al nostro, ma per l’ipotesi contenuta nel titolo: scacciare le nuvole, organizzarne la forma, dirigerne la traiettoria.

Un atto di meteorologia simbolica. Di progettazione affettiva.

Ora, capiamoci: l’immaginario collettivo ha sempre avuto un rapporto ambiguo con le nuvole.

Nel Medioevo le nuvole erano l’emanazione visiva del sacro: supporti dell’annunciazione, trampolini per l’ascensione, nebbie dello Spirito.

Nel Rinascimento diventano spazio di separazione tra il visibile e il celeste.

Nell’Ottocento, con Turner, sono già sintomo e pretesto: perturbazioni dell’anima.

Quando arrivano nei manga giapponesi (via Tokyo, passando da Tezuka) si fanno margine espressivo, contorno emotivo, elemento sistemico del racconto.

Basti pensare alla nuvoletta d’oro cavalcata da Goku nell’anime The Monkey (悟空の大冒険, Gokū no Daibōken), del 1967, presa in prestito dalla Leggenda dello Scimmiotto di Pietra di origine cinese e poi scippata da Toriyama in Dragon Ball.

Songoku Tetzuka

Poi, come accade spesso nella storia della comunicazione, si compie un salto semantico: la nuvola entra nell’apparato produttivo. Diventa cloud computing. Cambia la sua grammatica: da segno a funzione. Da poetica a infrastruttura. Da colonna sonora a sistema operativo.

E così ci ritroviamo, oggi, a progettare castelli sulle nuvole, ma con software di gestione, canali social, algoritmi, reel e target da convertire in lead.

Non tutto deve essere ridotto a prestazione. Ci sono momenti in cui la comunicazione sa ancora sollevare il pensiero.

Penso, ad esempio, al manifesto pubblicitario progettato nel 1993 da Why Not Associates per la riedizione di Orphée, un film di Cocteau.

Una composizione tipografica ariosa, frammentata, dove le parole sembrano emergere come respiri. Un poster che non impone una call to action, ma invita a varcare una soglia. A sognare, forse. Ma con metodo.

Why Not Associates Orphée Cocteau

Quando ho deciso di dare forma a questo blog non ho pensato a un sito vetrina, né a una collezione ordinata di articoli. Ho pensato a un ambiente. Un sistema operativo, se vogliamo usare un termine tecnico. Ma anche simbolico.

Non tanto per le righe di codice o le interfacce utente. Quanto per la sua funzione: eseguire, connettere, interpretare.

Non troverete slogan motivazionali sulla creatività, né proclami da guru della disruption. Piuttosto frammenti, che si mettono in ordine solo se osservati da una certa distanza. Proprio come le nuvole.

Diciamolo: una strategia non nasce dal nulla, ma da segnali deboli che pian piano diventano direzione, intuizioni che trovano metodo, idee che si adattano alle regole del mondo, senza però rinunciare alla propria forma.

Mi considero, più che un consulente, un esegeta del possibile. Uno che prende un’idea, la attraversa, ne testa i margini e ne cerca l’applicazione. Anche quando il contesto è fatto di piattaforme, metriche, formati brevi e budget da difendere.

Ecco allora perché iniziare da Cloudbusting: perché è una canzone che non parla solo di desideri, ma del loro impianto strutturale. È un brano che ti insegna, quasi senza volerlo, che ogni sogno è un’architettura in attesa del suo algoritmo, che ogni nuvola, prima o poi, cerca una funzione.

Tanti sognatori, presi a costruire castelli in aria, prima o poi si affacciano da una nuvola e sentono la vertigine. Il problema non è sognare troppo in alto. È non sapere che farne di quei sogni.

Eppure, trovare una forma è possibile. Anche una strategia può nascere da una poesia, o da una schermata di codice. Basta cambiare punto d’osservazione, affinarlo, spostarlo, condividerlo.

A volte basta un reboot. Altre, aggiornare il sistema.
Mettiti comodo, quindi. C’è una nuvola da acchiappare.

«Le nuvole sono il più sublime esempio di architettura spontanea.» — John Ruskin
Marco Zondini

Marco Zondini

Mi occupo di strategia digitale, SEO e comunicazione. Ho lavorato alla costruzione di progetti editoriali e di posizionamento nel mondo digital, occupandomi di contenuti, visibilità e cultura della rete. Nel mio lavoro unisco attività consulenziali, operative e divulgative, con l’obiettivo di trasformare idee e competenze in sistemi comprensibili, sostenibili e duraturi.